Il Respiro

Il Respiro

Inizialmente chiamai questa immagine “l’aviatrice”. Chi altro poteva essere la protagonista se non lei?

Nata da una bozza a matita e realizzata su un taccuino in sole due ore, pensai ingenuamente che avevo fatto in fretta a capirla. Dopotutto l’ho disegnata io.

L’intenzione era quella di fare una esercizio tecnico, senza grandi ricerche, senza schemi anatomici o di prospettiva. Il risultato mi piacque, ma quando ho provato a portarla al livello successivo, cambiandole posizione e i tratti sgraziati, quando ho cercato di ripulire la sua immagine per fare l’aviatrice perfetta, tutto è andato perduto. Stilisticamente era migliore e anche i lineamenti erano esteticamente piacevoli, ma c’era una grande differenza dalla bozza. Il disegno finale era letteralmente, inesorabilmente, mortalmente VUOTO.

È passato più di un anno e quel foglio da schizzi è stato venduto da tempo facendomi pensare che in fin dei conti lei e il suo naso rotto non fossero più un problema mio. Quello che dovevo dire era stato detto.

Eppure, qualche giorno fa, mi capitò tra le mani la sua fotocopia e la trovai oltremodo affascinante. Ormai era andata, volata via.

Nel tempo che intercorre tra due sospiri, riconobbi che il protagonista dell’immagine non era lei. Quello che stavo guardando, ascoltando, imitando e che avevo disegnato era il SUO RESPIRO.

Trattandosi di un esercizio d’allenamento avevo sottovalutato il risultato finale e il fatto  che quella pausa tecnica era avvenuta in mezzo a una lotta d’espressione che stavo combattendo da mesi.

La posizione della testa femminile protesa verso l’orizzonte era una ricerca visiva rimasta incastrata sulle punte delle mie mani. Quella testa, quel viso alzato, gli occhi chiusi e l’arcata sopraccigliare deformata dal dolore, appartengono a me nel giorno che ricevetti una brutta notizia. Una notizia che serrò il mio torace non  permettendomi di  respirare, ma neanche di piangere e l’urlo che avevo dentro ha deformato i miei lineamenti nel tentativo di uscire. Ovvio che fosse fluito dalla mia mano, doveva ancora trovare il suo posto. Doveva ancora essere espresso.

“Va bene amica mia!!! Perchè sei diventata un’ aviatrice e non una donna addolorata ?”

Seppur le sopracciglia siano tristi, il naso sia sempre rotto e l’occhio nero in via di guarigione, lei sta sorridendo.

Che dolcezza!!

Le ho voluto bene e ho immaginato, un pò gelosa di quel sorriso, cosa la rendesse così…beh così… adatta a respirare.

La lasciai in bella vista e l’osservavo ripetutamente durante il giorno, ma ancora non capivo perchè l’avessi vestita in uniforme. Non avrebbe avuto un effetto migliore mettere una ragazza sulla scogliera con abito e capelli sciolti dal vento? Perché non potevo ridisegnarla con altre vesti e meno ammaccata?

Aveva sicuramente qualcosa a che fare con l’immagine che mi ero fatta da bambina dello scrittore Antoine De Saint-exupéry. Dovevo assolutamente conoscere il punto di vista di un pilota perché da pilota l’avevo vestita.

Provvidenzialmente mi capitò tra le mani il libro di Richard Bach “la magia del volo” e il seguente stralcio di un dialogo tra amici.

“ Sono sempre stato impressionato da tutto quel’ ammasso di corpi nuvolosi e dal fatto che io ero lassù che giravo in quella grandiosità sfiorando un tornione temporalesco, mentre a terra la gente stava solo decidendo se prendere l’ombrello… Poteva anche succedere che dicessi mentalmente -Signore, Eccomi qua a guardare le cose come le guardi Tu- “.

Queste parole furono talmente corrispondenti che mi sembrò quasi di leggerle con la sua voce.

La storia si delineò raccontata proprio da lei.

Era chiaramente reduce da un piccolo incidente in aereo, forse una turbolenza che le aveva fatto sbattere la faccia sulla cloche mentre cercava di non precipitare. Eppure il suo sguardo non è di paura, lascia invece intuire la nostalgia del volo. Ha malinconia di quella vertigine che lega la vita e la morte. Ama talmente la prima da accettare anche il rischio della seconda.

La prima rielaborazione della bozza era vuota perché non c’era quel respiro che è vitale.

Lei inspira a occhi chiusi per catturare l’aria sopra le nuvole dove vorrebbe fosse il suo spirito. L’aria richiamata e interpellata, risponde sciogliendole i capelli dalla costrizione della treccia, come una carezza. S’instaura  un dialogo silenzioso di soffi e sospiri. 

L’aviatrice sorride di una dolcezza infinita ed espira  perchè desidera intimamente, protetta dall’abbraccio  del caldo e morbido giaccone, di rendere lo spirito al luogo a cui appartiene. Vasto, infinito, vivo oltre la carne.

Respiro è quello che viviamo quando desideriamo un pò di pace.

Respiro è il desiderio di non morire dopo una brutta notizia, quando un grande dolore o una grande stanchezza pretendono di dire chi sei.

Respiro è un l’aria che si traveste da burrasca, ma che esalata nell’Infinito del cielo si ridimensiona non riuscendo neanche a creare un pò di corrente.

Quando sei al limite o in apnea, esci all’aperto e consegna tutto al cielo per ricordarti che respirare è il desiderio di vita. È ricordarsi di saper volare.

 

 

 

 

 

 

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