Prima di nascere su di un file digitale, "Mamma Maria" ha dovuto percorrere molta strada e portare molta pazienza.
Partiamo da lontano. Ero in un locale di metallari che frequentavo durante l'università. L'alcool fa diventare filosofi emotivi e critici religiosi accorati. Così, alla seconda birra e dopo aver ascoltato l'ennesima bestemmia usata come intercalare, esordii con un "ascallonisi".
È questo il modo in cui nascono risse e amicizie tra personaggi discutibili. Me compresa.
Per farla breve, partì una discussione sulla possibilità che proprio io potessi essere infastidita da un'offesa su di un personaggio poco credibile come la Madonna. Non vi riporto il pippone biascicato di quella sera, ma partiamo da quello che mi rimase.
Se dovessi denigrare la religione cattolica, partirei proprio dalle contraddizioni riguardanti 'sta santa donna perché è il modo più facile per allontanare da se stessi tutto il pacchetto.
Da cattolica non l'ho mai odiata, ma ho avuto sempre qualche difficoltà ad amarla completamente, perché con lei è così, non la puoi prendere in simpatia. Se sei così graziato da amarla, non ci sono vie di mezzo e questo mi ha sempre spaventato. Mi è sempre parso irrazionale, come trovavo irrazionali le sue rappresentazioni così pulite e inavvicinabili.
Se si pensa alla mamma non lo si fa nella sua forma perfetta (tipo foto da incorniciare) ma con i suoi vestiti casalinghi, le ciabatte improponibili, le mani che odorano di cibo e di crema e il suo sguardo penetrante di chi sa che che stai per commettere una minchiata.
Senza contare che non si vuol prendere d'esempio una donna che ha cambiato la storia "obbedendo". Ma siamo matti? Noi donne cerchiamo la ribellione e vogliamo far di testa nostra già da quando facciamo i primi passi. Vogliamo essere sempre le migliori, fare le cose per bene, vogliamo rivoluzionare tutto, e questo non si fa di certo obbedendo.
Torniamo al presente: sto aprendo l'ennesima scatola di materiali, frustrata dal decidere cosa fare del mio "saper disegnare" dopo un trasloco disastroso, e mi ritrovo per le mani una piccola tela in A4 a basso costo con un disegno non finito.
La tristezza del trasloco lascia lo spazio al ricordo. Quella era una tela dove il mio babbo aveva disegnato a matita la Madonna copiata pari pari da un libro della mia infanzia, "The Clown of God", illustrato da Tomie De Paola.

Babbo l'aveva copiata e poi me l'aveva consegnata perché la dipingessi. Gli incerti segni del pennello erano ancora lì, incompiuti, tentennanti come solo a 8 anni potevano essere.
Quella è la mia prima tela.
Inutile dire che, siccome adesso sarei un'adulta, sono andata a ricomprarmi il libro.
Sappiate che non voglio spoilerare la storia per chi non l'ha letta, ma posso dire che parla di cosa farsene del proprio talento e finisce con l'illustrazione della Madonna col bambino. Proprio quella che ha rifatto il mio babbo.
Per la prima volta non riuscii a far calare l'indifferenza sulle mie emozioni, perché a quell'immagine ero proprio affezionata.
Decisi quindi di finire quello che avevo cominciato a 8 anni.
Accesi il pc, presi la penna e aprii il libro. Se nessuna statua e santino mi avevano mai comunicato la maternità di Maria, allora avrei iniziato un lento pellegrinaggio verso quel santuario che vive nel mio immaginario e ci sarei arrivata con il metodo che è mio. Ci sarei andata disegnando.
Un'immagine raramente si crea in poche ore: nei giorni a seguire mi capitarono altre situazioni in cui i ricordi sulla figura della Madonna ebbero il permesso di risalire in superficie.
Il primo ricordo tornò perché a mio figlio piaceva la colonna sonora di Fantasia della Disney (quello del 1940) e ha rimesso in loop l'Ave Maria di Schubert.
Io quel pezzo del cartoon l'avevo sempre evitato. Ma lo riguardai.
Il Diavolo mostra tutta la sua potenza sorgendo da un monte ed evocando creature infernali. Poi s'infastidisce per i rintocchi delle campane che annunciano il mattino. Io penso (come vogliono i cari luoghi comuni) che se si voleva far vedere la potenza di Dio, bisognava fargli scatenare un casino ancora più grande (vedi Zeus nell'animazione precedente che mostra il suo potere per gioco e per far vedere chi ce l'ha più grande), e invece no.
Con il suono delle campane inizia un pellegrinaggio con l'Ave Maria in sottofondo. Tanti lumi in cammino fanno rintanare il demonio e proseguono in una foresta che, notate bene, ha gli alberi a sesto acuto come una cattedrale gotica e il canto, i lumi e le preghiere arrivano fino al cielo.

Lo ammetterò solo in queste righe perché ho una finta reputazione da dura che devo mantenere, ma ho pianto tirando un sospiro di sollievo. Auguro a tutti di provare l'effetto di un cuore che si scioglie.
Nell'illustrazione faccio riferimenti a questo cartoon con uno sfondo di montagne nere e blu, ma non c'è la processione. è già finita. Le candele sono tutte davanti alla statua della Madonna, perché la ragazza che sta accendendo la sua, questo pellegrinaggio l'ha fatto per ultima. Chiude la coda.
Il secondo ricordo è rappresentato da quella stella sopra il monte. Quando mio figlio aveva pochi mesi e io nella mia sconfinata stanchezza dovevo addormentarlo, mi sono ritrovata spesso e volentieri a cantargli una canzone che in realtà coccolava e rilassava me e di conseguenza lui.
La canzone è -Ave Maria splendore del mattino- di Claudio Chieffo.
La stella che ho disegnato è abbastanza grande da rimanere visibile sino all'alba. Quando la notte finisce.
Il terzo ricordo è legato a una cosa che vidi solo da bambina e che mi aveva colpito. Era la stanza nel Santuario di Nostra Signora di Bonaria, la nostra Patrona, di cui avevo visto la statua innumerevoli volte e che mi piaceva ma solo a scopo decorativo e per la sua particolare storia.
Quando entrai e vidi tutti gli ex voto, come si usava una volta, che rappresentavano la parte del corpo guarita e i riferimenti alle grazie ricevute, fui investita da una consapevolezza: quella Donna così riccamente vestita lavorava da tantissimo tempo rimettendo al loro posto arti malformati, riportando i marinai a casa, trasformando desideri di maternità in pargoletti ululanti. Io non vidi oggetti, io vidi una folla che gioiva. Mi appropriai della gratitudine degli altri e guardai Mamma Maria. La sua bellezza non stava nei vestiti e nella sua corona. ma nell'essere mamma.
Nell'illustrazione non ci sono altre persone oltre alla ragazza, eppure c'è il segno del pellegrinaggio e delle grazie ricevute. Tutta quella folla rivolge uno sguardo unico verso di lei, solo per lei, come se fosse unica, come se la stesse aspettando (magari dopo una notte di baldorie).
Questo è il pellegrinaggio nel mio santuario personale.
Questa è Mamma Maria, la ribelle che rivoluziona i cuori uno a uno... obbedendo.
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